In genovese una crêuza è una stradina di collina delimitata da muri, spesso sterrata, che di solito segna il confine tra due proprietà e scende verso il mare. De André ci ha intitolato un disco nel 1984, cantato tutto in genovese, e da allora la parola è nota anche a chi a Genova non ci ha mai messo piede.
Quello che di solito non si dice è che la crêuza non è un pezzo di folklore. È infrastruttura pedonale, e in una città verticale l'infrastruttura pedonale è diversa da quella di tutti gli altri.
Due città che hanno risolto il problema in modi opposti
Genova l'ha messo nel biglietto. AMT gestisce oggi 14 ascensori pubblici, 2 funicolari e una ferrovia a cremagliera, quella del 1901 che sale da Principe a Granarolo. Non sono attrazioni turistiche: valgono i normali titoli di viaggio urbani, abbonamenti compresi, e un biglietto singolo costa 1,20 euro. A Genova prendere l'ascensore è come prendere l'autobus, perché è la stessa cosa.
Napoli l'ha risolto a gradini. La città ne conta più di duecento, di scale, e la più famosa è la Pedamentina di San Martino: 414 gradini tra la Certosa e il Corso Vittorio Emanuele, iniziata nel Trecento. Le Rampe del Petraio, cinque o sei secoli più tardi, collegano il Vomero a Chiaia. Le Scale di Sant'Antonio ai Monti, del Seicento, portano dal Corso a Montesanto.
Sono, in entrambi i casi, collegamenti che esistono solo per chi va a piedi.
Il punto che le mappe non dicono
Su una mappa, due punti a 400 metri di distanza sono a 400 metri di distanza.
Se in mezzo ci sono ottanta metri di dislivello, non lo sono in nessun senso che ti riguardi: non in minuti, non in fatica, non in voglia di andarci. E la cosa funziona anche al contrario, che è la parte interessante. Due punti che in auto distano tre chilometri di tornanti possono essere a quattrocento metri di scale.
In una città verticale, quindi, la rete pedonale è più fitta di quella stradale, non più rada. È l'unico caso in cui succede. Ovunque altro il pedone ha le stesse strade dell'automobile, più i marciapiedi e qualche scorciatoia. A Genova e a Napoli il pedone ha un grafo suo, con collegamenti che per l'automobile semplicemente non esistono.
Cosa succede sulla mappa
Camminando si scopre una fascia larga circa 30 metri, quindici per lato.
Una scala, da sola, è irrilevante in termini di superficie: la Pedamentina è meno di un chilometro e vale sì e no 0,03 km². Ma non è per l'area che si fa.
Una scala unisce due zone. Il Vomero e Chiaia sono due mappe separate per quasi tutti quelli che ci vivono, collegate da una metropolitana e da una strada che nessuno percorre a piedi. Le Rampe del Petraio le rendono un pezzo unico. In termini di mappa questo vale molto più dei metri quadri che la scala stessa scopre, perché quello che si apre davvero è la zona dall'altra parte.
Quattro modi di usarle
- Scendi a piedi, sali con l'impianto. È la mossa genovese, e a Genova costa quanto un biglietto del bus. Le scale in discesa sono un'altra attività rispetto alle scale in salita, e in discesa si guarda in giro.
- Usa la scala come collegamento, non come meta. Il senso non è fare la Pedamentina e tornare indietro. È arrivare in un quartiere in cui non saresti andato, e girarci un po'.
- La prima volta, falla al contrario di come la farebbe un turista. In salita guardi i gradini. In discesa guardi la città, che è il motivo per cui la Pedamentina è famosa.
- Cerca le scale della tua città. Quasi tutte ne hanno più di quante se ne usino, e sono quasi sempre segnate sulle mappe come vicoli qualsiasi. Se una strada sulla mappa fa una curva stretta e ripida e non ci passa mai nessuna auto, di solito è una scala.
Il principio, e dove si vede
Il problema di tutto questo è che non lascia traccia. Fai le Rampe una volta, ti piace, e dopo tre settimane sei tornato a prendere la funicolare.
Una mappa della nebbia lo rende visibile. Il meccanismo è quello dei giochi di strategia: la mappa parte coperta e camminare dirada la nebbia in una fascia intorno a te. Come funziona è spiegato in la nebbia di guerra, ma vera, e Fogbreaker ne ricava una percentuale per quartiere con i Territori.
Su una città in salita la mappa ha una forma particolare: macchie separate a quote diverse, senza niente in mezzo. Ogni scala che percorri ne unisce due.
Le cose da dire onestamente
Le scale escludono delle persone. Chi usa una carrozzina, chi spinge un passeggino, chi ha un ginocchio andato e una buona parte degli anziani non possono fare la Pedamentina, e non è un dettaglio: è il motivo per cui gli ascensori genovesi stanno dentro al servizio pubblico e le scale napoletane no. Un articolo che celebra i gradini senza dirlo racconta solo metà della città.
Poi: al buio molte scale sono deserte e mal illuminate, e alcune restano chiuse per manutenzione anche a lungo. Vale la pena controllare prima, soprattutto per gli impianti.
E la nebbia si dirada solo all'aperto, con il GPS acceso. Tra vicoli stretti e palazzi alti il segnale rimbalza, quindi la traccia può risultare meno precisa proprio nei posti di cui parla questo articolo. Fogbreaker è gratuito su iOS e Android.
Se invece ti interessa il giro chiuso, quello che gira intorno a una città invece di salirci sopra, c'è il giro delle mura.
